Durante i Mondiali di calcio iniziati il mese scorso, le forze dell’ordine federali hanno già sequestrato più di 600 droni che sorvolavano stadi e fan zone. Avere il velivolo a terra, però, è solo il primo passo: serve capire se chi lo pilotava era un incauto o una minaccia reale. La partnership esclusiva annunciata oggi tra SkySafe e Cellebrite serve proprio a questo, unendo per la prima volta il rilevamento aereo all’estrazione forense dei dati digitali.
Cosa combina l’alleanza SkySafe-Cellebrite
SkySafe, azienda statunitense di drone-detection e airspace intelligence, integra le proprie capacità con la piattaforma di digital forensics di Cellebrite per interrogare i droni sequestrati e incrociare i dati di volo in tempo reale con lo storico delle tracce. «Una volta che il drone è stato neutralizzato e lo hai fisicamente in mano, abbiamo un dispositivo che vi si collega per accedere ed estrarre qualsiasi cosa sia nella memoria», spiega David Gee, chief marketing officer di Cellebrite. «L’elemento chiave è combinare quei dati con ciò che fa SkySafe: informazioni storiche non solo dal drone, ma dal database e dai tracciamenti a cui il team ha accesso». Il risultato è un profilo che dice dove il drone è stato visto in passato, chi lo possiede e se ha già sorvolato la stessa zona.
Dagli smartphone a 80 modelli di droni
Fondata nel 1999 e quotata al Nasdaq con una capitalizzazione di circa 4 miliardi di dollari, Cellebrite ha costruito la sua reputazione nell’estrazione forense da telefoni cellulari, collaborando con oltre 7.000 agenzie governative e accelerando oltre 1,5 milioni di indagini l’anno. A marzo 2026 ha completato l’acquisizione di SCG Canada, portando in dote la capacità di accedere a più di 80 modelli di droni tra i più diffusi. «Ora possiamo interrogare quel drone e capire: dov’era, dove ha volato, cosa ha fatto, se è salito, sceso, andato a destra o sinistra», aggiunge Gee. L’analisi dei cambi di accelerazione e decelerazione permette anche di stabilire se il drone trasportava un carico e se lo ha sganciato.

Contrabbando in carcere e protezione dei siti critici
L’applicazione più immediata riguarda il contrabbando nelle prigioni. Grant Jordan, CEO di SkySafe, conferma: «Abbiamo visto dozzine di casi in cui il nostro tracciamento e il lavoro forense hanno portato alla soluzione e all’azione penale per episodi di smuggling tramite drone». Un drone sospettato di aver lanciato droga in un penitenziario può essere analizzato per ricostruire rotta e carico; un UAV abbattuto vicino a uno stadio può essere distinto da un volo ricreativo se i dati mostrano decine di sorvoli precedenti, segno di possibile sorveglianza. La partnership guarda anche alla protezione delle infrastrutture critiche, ambito su cui la FAA sta spingendo con la Section 2209 per consentire restrizioni di volo sopra impianti sensibili.
Il drone come testimone digitale
Fino a ieri un investigatore poteva estrarre dati dal drone ma restava senza risposte su rotte passate e proprietà. L’integrazione tra l’istantanea forense del dispositivo e lo storico dei voli di SkySafe colma questo vuoto, riducendo da giorni a ore il tempo per passare da una violazione amministrativa a un’accusa penale. I dati grezzi di GPS e giroscopio diventano intel utilizzabile grazie all’incrocio automatico con l’identità e i tracciamenti precedenti. Per un’agenzia che indaga sul sorvolo di uno stadio durante i Mondiali, questo significa distinguere rapidamente il teenager in cerca di uno scatto social dall’individuo con intenzioni ostili. In aula, il drone smette di essere un oggetto e diventa un testimone digitale difficilmente contestabile.
Con l’inasprimento delle regole sui sorvoli e la crescita del numero di droni in circolazione, la capacità di trasformare un velivolo sequestrato in una prova processuale solida è il nuovo discrimine. SkySafe e Cellebrite rispondono rendendo il drone un testimone capace di raccontare la propria storia.




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