Una prova gratuita di 75 giorni, zero costi per la città e la possibilità di valutare sul campo una tecnologia già adottata da cinque municipalità vicine. Non è bastato: il 16 luglio 2026 il consiglio comunale di Minneapolis ha bloccato su un 6-6 l’accordo con Skydio per un programma Drone as First Responder (DFR). A pesare non sono state le prestazioni tecniche — la polizia locale aveva appena ritrovato un veterano 82enne in 9 minuti grazie a un drone termico — ma la lista clienti del produttore californiano: l’esercito israeliano e l’ICE, l’agenzia federale per l’immigrazione che durante l’inverno aveva condotto un’operazione nel Minnesota costata la vita a due residenti.
Il consiglio ha così respinto un programma che avrebbe posizionato due dock Skydio sul tetto della Stazione 14 dei vigili del fuoco, nel nord della città, per inviare droni in livestream verso le chiamate al 911. La decisione lascia Minneapolis isolata rispetto a St. Paul, Minnetonka, Rochester, Brooklyn Park e Duluth, che già operano o stanno costruendo programmi DFR con lo stesso fornitore.
Il voto decisivo di Osman e il peso delle scelte geopolitiche
Il fronte del «no» ha trovato il suo ago della bilancia nel vicepresidente del consiglio Jamal Osman, co-firmatario della proposta che ha cambiato schieramento durante la seduta. Osman ha motivato il voto contrario con due affermazioni nette: «la città deve contrattare solo con fornitori che non sono coinvolti con eserciti che uccidono altre persone» e «Skydio sta praticamente lavorando con l’ICE che ha terrorizzato la mia comunità». Il riferimento è all’Operation Metro Surge, l’operazione federale che nei mesi freddi del 2025-2026 ha attraversato le Twin Cities con retate e perquisizioni, lasciando due morti.

La consigliera Aurin Chowdhury ha definito il progetto «un errore abissale, e niente è gratis», sostenendo che il prezzo reale sarebbe stato la fiducia dei residenti. Il sindaco Jacob Frey, favorevole alla sperimentazione, aveva invece messo in guardia: «i cittadini non devono diventare danni collaterali della geopolitica». Ma non ha smosso i sei voti contrari, alimentati anche da 165 pagine di testimonianze scritte e da una sala consiliare gremita di oppositori.
L’opposizione ha unito due livelli di critica: il rifiuto di arricchire un’azienda che fornisce droni all’esercito israeliano durante la guerra a Gaza e ha venduto un sistema a intelligenza artificiale da 25.000 dollari all’ICE a settembre 2025; e la memoria locale di una polizia sotto decreto di consenso federale dopo l’omicidio di George Floyd, accusata di pratiche discriminatorie. Molti residenti hanno citato il trauma dei ronzii notturni dei droni federali durante operazioni di sorveglianza di massa nei quartieri a maggioranza nera e immigrata.
Tecnologia efficace, ma il fornitore è il problema — e ora?
I numeri del programma erano solidi. La polizia di Minneapolis registra un tempo medio di risposta di 7 minuti e 48 secondi nel nord della città. Skydio sosteneva che i suoi droni avrebbero potuto raggiungere 4.643 chiamate prioritarie entro due minuti, coprendo il 17% delle richieste nell’area. Dati che trovano riscontro nelle città che hanno già adottato il DFR: a Minnetonka i droni arrivano prima degli agenti nel 65% dei casi dall’agosto 2025, a St. Paul hanno completato 472 missioni nelle prime quattro settimane, Brooklyn Park ha approvato un programma da 4,6 milioni di dollari a novembre 2025.
Ma a Minneapolis il dibattito non ha mai davvero riguardato l’efficacia. Osman ha dichiarato di voler cercare altre tecnologie e di aspettarsi che la discussione riprenda in autunno. La domanda è con quali alternative. Il mercato americano dei DFR è piccolo e dominato da aziende — Skydio, BRINC, Aerodome di Flock Safety — costruite su contratti governativi. Se lo standard diventa «nessun contratto con agenzie che il consiglio disapprova», come ha avvertito la co-firmataria LaTrisha Vetaw, che accusa i colleghi di essere «concentrati su eventi dall’altra parte del mondo», l’intera industria domestica rischia di essere esclusa. Minneapolis potrebbe trovarsi nella condizione paradossale di aver detto no a una prova gratuita, ma di non avere un fornitore alternativo in grado di superare lo stesso vaglio etico. Intanto, i residenti del nord della città continuano ad aspettare quasi otto minuti per una volante, mentre a pochi chilometri i droni arrivano in due.




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