Un mese dopo aver sospeso le consegne in Irlanda, Manna affida la propria espansione internazionale a Kenny Jacobs, l’ex amministratore delegato dell’operatore aeroportuale statale DAA. La scelta di un presidente esecutivo con un passato ai vertici dell’aviazione irlandese non è un semplice avvicendamento manageriale: segna il punto di rottura con il mercato domestico e accelera il pivot verso Stati Uniti e Regno Unito, dove i quadri normativi sono già pronti per i voli commerciali con droni.
Dalla DAA a Manna: chi è Kenny Jacobs
Jacobs ha lasciato DAA a febbraio 2026 dopo aver risolto una causa legale contro la società statale, nata da un contrasto con il consiglio di amministrazione. Prima di guidare gli aeroporti di Dublino e Cork, è stato chief marketing officer di Ryanair durante la fase di trasformazione digitale della compagnia, con esperienze precedenti in Tesco, Metro Group e MoneySuperMarket. Bobby Healy, fondatore di Manna, ha motivato la nomina proprio con «l’esperienza nello scalare operazioni e partnership commerciali». Jacobs da parte sua definisce Manna «una delle aziende più entusiasmanti uscite dall’Irlanda in una generazione».

Perché l’Irlanda ha perso (per ora) i droni di Manna
A giugno 2026 la società ha fermato le consegne con droni in territorio irlandese. Il motivo è duplice: da un lato il rifiuto del Fingal County Council di concedere il permesso di mantenere l’hub di Coolmine, dall’altro l’assenza di un quadro normativo nazionale chiaro per i velivoli senza pilota, insieme all’incertezza delle procedure urbanistiche locali. Manna parla di «pausa strategica», non di ritiro definitivo, ma la rotta è già tracciata. La tecnologia non ha mai fallito: i dati sulla sicurezza sono solidi e uno studio acustico del Trinity College di Dublino aveva modellato l’impatto sonoro in modo indipendente. A mancare è una pianificazione pensata per il traffico su strada, inadatta a gestire velivoli che operano nello spazio aereo.
I numeri dell’espansione: 110 milioni di dollari e 300.000 consegne
Manna arriva a questa svolta con un bilancio operativo e finanziario robusto. Il 1° aprile 2026 ha chiuso un round Serie B da 50 milioni di dollari, guidato da ARK Invest, Ireland Strategic Investment Fund e Schooner Capital, con la partecipazione di Coca-Cola HBC e Molten Ventures. Il capitale totale raccolto sale così a 110 milioni di dollari. La flotta della società, fondata nel 2018 da Bobby Healy, ha già completato oltre 300.000 consegne tra Irlanda, Finlandia e Texas. In Irlanda restano quasi 200 dipendenti dedicati a ricerca, ingegneria, produzione e funzioni corporate: il quartier generale non si sposta, ma i droni voleranno altrove. Già a gennaio 2026 l’amministratore della FAA statunitense Bryan Bedford aveva visitato la sede di Dublino per studiare il modello operativo europeo, segno di un interesse regolatorio che oggi si trasforma in opportunità commerciale.
L’ironia di un’esportazione obbligata
L’uomo che ha gestito gli aeroporti irlandesi userà la propria esperienza per aprire i cieli di Londra e Washington, mentre Dublino si limita a esportare tecnologia e talento esecutivo nello stesso comunicato stampa. La sequenza del 2026 è impietosa: a gennaio la FAA vola in Irlanda per imparare da Manna, a maggio Healy annuncia un’espansione produttiva a Tulsa e il suo trasferimento personale in Oklahoma, a giugno arriva il no del consiglio di contea, a luglio la nomina di Jacobs. La società non ha scelto di lasciare l’Irlanda: ci è stata spinta, un diniego urbanistico dopo l’altro. Il framework nazionale per i droni promesso dal governo irlandese lo scorso anno non è ancora operativo, e Jacobs non è stato assunto per aspettarlo. La pausa strategica rischia di diventare un addio prima ancora che Dublino decida se vuole davvero far volare i suoi droni.




Lascia un commento