Al Def Con di Las Vegas, una delle più importanti manifestazioni che riguardano il tema della sicurezza informatica, alcuni ricercatori hanno dimostrato che è possibile sfruttare una vulnerabilità nel firmware di alcuni droni Parrot per dirottarli, operazione tra l’altro molto semplice da implementare. Sfruttando questa falla è possibile far precipitare dei droni di altri, o addiruttura prendere il controllo degli stessi velivoli. Nei giorni scrosi a Las Vegas gli esperti di sicurezza hanno dato una dimostrazione della vulnerabilità che affligge due modelli di droni Parrot, un AR Drone e un Bepop Drone, due modelli molto diffusi tra gli appassionati di droni.
L’attacco portato avanti dagli esperti di sicurezza consiste nel far disconnettere il tablet o smartphone con cui l’utente sta pilotando il drone utilizzando la connessione Wi-Fi, sfruttando la porta Telnet che il sistema operativo montato dal drone lascia aperta. Connettendosi al drone il ricercatore è riuscito ad ottenere i diritti di root (amministratore) nel controller, terminando il processo per il controllo del volo in esecuzione. Quello che si ottiene è che il drone privato del controllo sgancia i motori e quindi precipita al suolo. Nel video sottostante puoi vedere una dimostrazione di quello come funziona questa tipologia di attacco.
Sul Parrot Bepop invece un esperto di sicurezza e professore universitario sarebbe riuscito a disturbare il drone causando un comportamento inatteso dello stesso, che si è lanciato a forte velocità in direzione della tangenziale. Un’altra falla del Bepob drone è quella di utilizzare un server FTP aperto per trasferire le immagini dal velivolo al dispositivo di controllo, ciò rende possibile ad un malintenzionato di accedere alla memoria del drone e cancellare le immagini presenti sostituendole con altre. L’aspetto più significativo però è la possibilità di scollegare il dispositivo che controlla il drone e di prendere il controllo dello stesso, sottraendolo al legittimo proprietario.
Le vulnerabilità che affliggono i droni Parrot sono note da tempo, e online si possono trovare indicazioni su come sfruttarle (cosa che naturalmente è un reato e che vi sconsigliamo di fare se non come test sui vostri velivoli). Per i più “smanettoni” esiste anche la possibilità di sfruttare la falla per implementare al posto della connessione Wi-Fi non protetta attiva di default una connessione basata sul protocollo di sicurezza WPA-2 (con password), proteggendo quindi il drone da eventuali dirottamenti. Un altro topo di attacco che si può portare ai droni sfrutta invece la funzione GPS dei velivoli, funzione che consente di impostare il ritorno automatico al punto di partenza del drone. Disturbando il segnale GPS (anche questo illegale) tramite un “jammer” è possibile confondere il drone e non farlo tornare al punto di partenza.

parrot bepop drone vulnerabilità
Parrot è stata informata dagli esperti delle vulnerabilità trovate, ma non ha ancora dichiarato ufficialmente se rilascerà degli aggiornamenti del firmware e se nelle prossime versioni tali problematiche verranno corrette. Test su altri tipi di droni, quali il DJI Phantom III, hanno messo in evidenza dei risultati diversi, soprattutto grazie al fatto che questi droni utilizzano un controller radio (più sicuro) invece di uno basato su connessione Wi-Fi.




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